Oncologia
“Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare“. Lo diceva già 2400 anni fa Ippocrate, il padre della Medicina moderna.
La nostra salute dipende da equilibri che non devono essere mai rotti. E quello tra cellule sane e cellule patologiche è uno di questi equilibri. Tutti noi, infatti, anche se sani, abbiamo un certo numero di cellule tumorali che, in situazione di equilibrio se ne stanno a testa bassa, nei loro ranghi numerici, senza darci problemi: nascono, muoiono, rinascono.
Questo equilibrio può tuttavia rompersi ed è lì che iniziano i guai!
“Siamo proprio noi a determinare la rottura dell’equilibrio, con una quotidiana e ripetuta alimentazione errata, con il vizio del fumo e/o dell’alcol e con la scarsa o nulla attività fisica.”
Le cause della rottura possono essere varie. A volte possono essere indipendenti da noi e questo è il caso, ad esempio, di fattori genetici, inquinamento, stress, grandi dolori/delusioni, agenti virali e batterici, uso abituale/cronico di certi farmaci (cortisonici, antibiotici, antipertensivi, pillola anticoncezionale, ecc.); altre volte, più frequentemente, siamo proprio noi a determinare la rottura dell’equilibrio, con una quotidiana e ripetuta alimentazione errata, con il vizio del fumo e/o dell’alcol e con la scarsa o nulla attività fisica.
È lì, appunto, che si instaura uno stato infiammatorio generalizzato e le cellule tumorali iniziano ad “alzare la testa”, a rivoltarsi contro di noi, a non morire più, moltiplicandosi e andando a insediarsi, in modo “disordinato”, in tessuti ai quali non appartengono.
”Il fatto che i tumori, per svilupparsi e per vivere abbiano bisogno di un ambiente infiammatorio è ormai un dato incontestabile.”
Il legame tra cattiva alimentazione e tumori
La letteratura, infatti, ci dice che la malattia neoplastica non è una malattia d’organo, ma una patologia sistemica: è l’organismo nel suo insieme che si ammala e di questo vengono coinvolti sinergicamente il sistema immune, il sistema endocrino e quello neurovegetativo; la malattia poi va a colpire l’organo che in quel momento risulta essere più debole.
I sistemi di cui sopra hanno come fulcro di integrazione il tubo gastroenterico.
Non a caso studi epidemiologici ci dicono che la cattiva alimentazione incide sull’insorgenza dei tumori per un 30% (i fattori genetici per un 12-15 %). La SIO (Society for Integrative Oncology) sposta il nesso di cattiva alimentazione/tumori addirittura al 45%.
Molti e recenti studi, inoltre, correlano lo stato nutrizionale al decorso clinico e prognostico del tumore.
In assenza di un ambiente infiammato le malattie non si sviluppano.
Come sconfiggere l’infiammazione con una sana alimentazione
L’infiammazione che deve preoccuparci non è quella che si instaura in acuto, in modo violento ed episodico, come ad esempio un febbrone, e che ci dice che il nostro sistema immunitario funziona e reagisce, ma quella di basso grado, che inizia piano piano, in modo subdolo, asintomatico e che perdura per molto tempo fino a cronicizzarsi. Parlo cioè della cosiddetta Low Grade Inflammation, che è la madre di tutte le patologie croniche e che un’alimentazione sana ed equilibrata può sconfiggere.
È per questo che da nutrizionista temo tutti gli stati infiammatori, tutte quelle patologie che vengono spesso diagnosticate “di scarsa importanza patologica” e cioè quelle che finiscono in “-ite” (desinenza che sta appunto per “infiammazione”) come cistite, vaginite, gastrite, prostatite, pancreatite eccetera. Soprattutto se sono ricorrenti.
Queste, se sottovalutate e “lasciate andare”, limitandosi sola alla cura (farmacologica) del sintomo e non alla individuazione ed eliminazione della causa scatenante, possono trasformarsi in ben altro e ben di peggio. E non dimentichiamoci che anche un tumore benigno può trasformarsi in maligno se alla base non vi è uno stile di vita sano.
È con questa visione preventiva e logica terapeutica che dovrebbero essere combattute tutte le patologie: mai curare la singola malattia, ma sempre e comunque il paziente nella sua interezza; andare sempre a cercare che cos’è che ha fatto ammalare una persona e a considerare, in primis, il suo intero organismo (il sistema) e, conseguentemente, quell’organo che, evidentemente, era in quel momento più debole o più carente di difese.
“….. Nessun medico, a maggior ragione un oncologo, dovrebbe permettersi di dire a un paziente “mangi pure tutto quello che vuole”.
Frase che purtroppo, da quanto mi raccontano i pazienti in visita e in arrivo da tutta Italia, so essere detta invece fin troppo spesso. Almeno nove volte su dieci. Per lo stesso motivo – anzi a maggior ragione! – quella frase io non la direi mai a un mio “ex paziente”; nemmeno quando, basandomi sui risultati degli esami strumentali e sui marcatori tumorali rientrati nella norma, risultasse essere guarito. Non posso dirgli quella frase scellerata perché è proprio dal momento in cui lui (o lei) legge la parola “guarito” che deve rigare diritto, anche più di prima, ma soprattutto PER SEMPRE.
Non posso insomma illuderlo di poter tornare a vivere come faceva prima, proprio perché era stato quel “come faceva prima” a farlo ammalare. Questa è una regola fondamentale, perché il peggiore degli incubi – la recidiva – è sempre in agguato. È un incubo per il paziente, ma lo è anche per me.”
(Il cibo che cura. Il cibo che ammala. Maria Rosa Di Fazio, Guido Mattioni – Mind Edizioni, 2019)
Esiste una dieta che cura il cancro?
Non esiste nello specifico una dieta che “curi” il cancro. Tuttavia, l’alimentazione rappresenta ad oggi uno degli strumenti più importanti per:
- affrontare nelle migliori condizioni la malattia (scongiurando, in primis, malnutrizione, causa principale di morbosità e mortalità nel paziente oncologico);
- ottimizzare e migliorare la risposta alle terapie oncologiche (riducendone gli effetti collaterali quali anemia, leucopenia, piastrinopenia, disgeusia, vomito, disbiosi, ecc);
- ridurre l’infiammazione (diminuendo l’introito di glucosio e, quindi, l’insulina, riducendo fattori di crescita, poliammine, proteine infiammatorie come glutine e caseina, citochine e ormoni sessuali, migliorando la permeabilità e il microbiota intestinale);
- prevenire le complicanze delle terapie antitumorali e chemioterapiche (quali obesità, sovrappeso e sindrome metabolica);
- migliorare l’assetto metabolico e l’antropometria;
- ridurre l’introduzione di xenobiotici;
- migliorare la qualità e la durata della vita.
Il Ministero della Salute, infatti, nelle “Linee di Indirizzo dei percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici” ribadisce i punti illustrati sopra e indica la nutrizione come parte integrante delle terapie oncologiche.
È fondamentale però affidarsi a professionisti competenti e specializzati in nutrizione clinica.
Ormai le fake news sono all’ordine del giorno e purtroppo molti sono i pazienti che ricorrono a diete trovate su internet e a libri che spesso e volentieri non hanno basi scientifiche. Ultimamente si sono addirittura aperti sportelli anti fake news a tutela dei pazienti.
La nutrizione oncologica è una materia molto complessa e la dieta, a maggior ragione, deve essere “cucita” sul paziente stesso, con un approccio a 360°: della persona si deve dare importanza non “solo” al tumore in sé ma anche alle eventuali comorbilità, ai parametri antropometrici, alla storia clinica, alla terapia in atto, al suo stile di vita, ai suoi gusti, al suo vissuto.
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